storia

Quer pasticciaccio brutto del Renaissance Festival

C’è una cosa che gli Americani invidiano agli Europei (anche se non lo ammetteranno mai): la Storia. Secoli intessuti di re, regine, eserciti, crociate, regni, guerre, onore. Quel tipo di passato è un lusso che non potranno mai permettersi. Ne avrebbero uno di altrettanto affascinante da valorizzare ma forse i tempi non sono ancora così maturi da renderlo evidente. Ad ogni modo, epoche diverse e continenti distanti non sono stati certo un ostacolo – per i texani – nel riprendersi quello che la Storia ha loro negato. Certo… hanno scelto di farlo a modo loro. Esagerando. Volete un esempio? Il Renaissance Festival di Houston, il parco a tema storico più esteso degli Stati Uniti: 55 acri appena fuori Houston di autentica campagna inglese del Sedicesimo secolo. Più o meno. Diciamo che l’autenticità rimane merce rarissima negli States ma tale mancanza è la garanzia di un divertimento continuo.

Senza questa imperfezione culturale sarebbe impossibile, per esempio, incontrare, nel medesimo luogo, fate e fatine a braccetto con cosplayer, elefanti, Sauron, pirati, highlanders, Capitan America, centurioni romani, figli dei fiori e pazzi di vario genere. Del resto il Rinascimento è un concetto liquido, no? Lo sappiamo tutti. E’ quindi assolutamente possibile che, nel pianeta Texas, la curvatura spazio-temporale abbia previsto delle eccezioni a stelle e strisce per rendere l’epoca di Shakespeare più digeribile. Magari con l’aggiunta di un chiosco che vende acqua di cocco, nota bevanda dell’epoca. O con un servizio di trasporto a cavallo di elefanti, diffusissimi nell’Inghilterra del XVI secolo. Ma sì. In fin dei conti la Storia è un grande carnevale. Un parco a tema, anzi.

Nel corso dei suoi otto fine settimana di apertura al pubblico, il Renaissance Festival di Houston è un angolo di storia impossibile nel mezzo delle praterie americane. Improbabile ma divertente. Con oltre 200 figuranti tra attori, artigiani, artisti di vario genere che – assieme – cercano di trasformare l’area di Todd Mission in una gigantesca avventura nel passato mai esistito di un’Europa immaginaria. Il risultato fa sorridere, ma non c’è nemmeno bisogno di scriverlo, non ha senso giudicare un prodotto così evidentemente fuori concorso. Il punto qui è un altro. E’ la capacità di sognare against all odds, contro, cioè, ogni evidenza e previsione. Contro tutto e tutti. In Texas ce la fanno. E non potendo averlo, il Rinascimento, se lo sono re-inventato come piaceva a loro.

Una bella storia (digitale)

Sto per addormentarmi di fronte al portatile.
E’ un dopo pranzo difficile.
Pling.
Messaggio privato su FB.
Straniera digitale: “Ciao, sei per caso parente del dr XX Salmaso?”
IO: si … sono sua figlia tu chi sei?
Straniera digitale: “Sono Leda, mi hai chiesto l’amicizia.
IO:  scusa ma uso FB per lavoro (sono una giornalista) e mi capita di chiedere amicizie un po’ qua e un po’ là.
Straniera digitale: “Ti conoscevo già prima che nascessi, in pancia a tua mamma. Un giorno di bazar alla scuola arrivò tuo padre con un magnifico mazzo di fiori di pesco per tua mamma, era da poco rimasta incinta.”
Così anche mio padre è stato innamorato e gentile. Scopro da un’estranea che, quando era più giovane andava a scuola dove insegnava mia mamma solo per farle romantiche sorprese. Che tenerezza.
Straniera digitale: “ah va bene, ma ti ricordi di me? come sta tua mamma? quanti anni hai? tuo fratello? nn ricordo come si chiama.”
Una scarica elettrica in zona cervicale. E ricordo immagini sepolte nella memoria. Di una cucina e di una gabbietta con dentro delle macchie gialle.
IO: allora… mi stai facendo partire un flash nel cervello…. Io mi ricordo che da piccola, ma ero proprio piccola, avevo due canarini, Mike e Leda. E mi ricordo che il canarino femmina, Leda, l’ho chiamato così perchè mi ricordava una collega di mia mamma…. forse eri tu. Io ormai ho 37 anni. Sono sposata e vivo tra l’Italia e gli Stati Uniti. Ma non ho fratelli.
Straniera digitale alias Leda: “abito a XX, faccio volontariato, troppo, mi occupo anche di diritti delle persone con varie associazioni. Te lo ricordi “il baffo”, quello che faceva il gioco dei tappi?”
IO:  mmmm no non me lo ricordo proprio
No, decisamente non ricordo. 
Leda: “era XX, il papà di Marco, mio figlio, per tuo fratello ricordo male. Ho tenuto ospite estivo un tuo gatto, tua mamma mi regalò un bellissimo tappetino di montagna.”
Ecco, ci siamo. Non ho nulla contro i gatti, ma la mia vita è stata accompagnata dai cani. E mia madre non regalerebbe tappetini di montagna nemmeno nascesse due volte.
IO: mmmmm scusa ma sorrido. Ho come l’impressione che stiamo sbagliando persona… Ma è una cosa simpatica. Io non ho mai avuto gatti
Leda: “Era un gatto che dovettero allontanare perché non so chi aveva un’allergia ai gatti. Ma tuo papà non è il medico che ha lavorato a XXX?
IO:  ahahahahahah no!!! mio padre non è un medico anche se viene chiamato Dr. XX Salmaso.
Leda: “si chiama con lo stesso nome del dottore. Bè, adesso ci conosciamo.”
IO: caspita, tutto collimava. La scuola di mia madre, il titolo di mio padre… e io avevo davvero un canarina che ho chiamato Leda in onore ad una collega di mia mamma. Che storia, mi hai regalato un sorriso.
Leda:  “anche tu a me, un sorriso, Leda…come la tua canarina, piace anche a me cantare”.
Clic.
Ciao Leda.
Anche FB regala belle storie. Digitali.

Austin e la Storia

12bThe Lone Star State. Una stella solitaria. Il Texas si è appuntato al petto la sua medaglia a cinque punte nel 1836, più o meno quando ha dichiarato la sua indipendenza. Dal Messico, dalla Francia e dalla Spagna. Da tutti. Per poi decidere di annettersi agli Stati Uniti d’America, circa dieci anni dopo (e non senza forti dissidi interni).

Per conoscere un po’ di storia del Texas e guardare negli occhi i personaggi che l’hanno fatta, val bene una visita al “campidoglio texano”, ovvero il palazzo del governo ad Austin dove si riuniscono governo e parlamento locali. L’edificio ricorda in tutto il Capitol di Washington D.C. anche se molto più piccolo e di colore rosa, per il granito rosso ormai scolorito con cui è stato costruito circa 150 anni fa.

12aCosì Houston ed Austin son diventati due volti, oltre a due città, rispettivamente il primo presidente dello Stato del Texas e il primo segretario di stato, morto prematuramente due mesi dopo l’indipendenza. La galleria dei ritratti conserva anche figure contemporanee, devo dire non molto fotografate, come quella di George W. Bush, che è stato anche governatore del Texas per parecchi anni. Del resto la ricchezza di questo Stato, unito alla potenza del suo PIL, ha spesso e volentieri imposto presidenti texani agli Stati Uniti d’America.

All’interno, il campidoglio, è un vero palazzo di governo. Ci sono la Camera e il Senato, gli uffici presidenziali e amministrativi. Tutto, ma proprio tutto, può essere visitato. Ogni porta può essere aperta. Ogni antro può essere esaminato. Basta un po di educazione e si può passare in mezzo ai dipendenti del Governo del Texas occupati nelle loro faccende. Oppure sedersi nella stanza d’attesa personale del governatore (il repubblicano Rick Perry) e guardare le sue foto personali, ridere del suo cappello da texano appeso all’attaccapanni, curiosare tra i suoi suppellettili personali. Tutto è visitabile perchè è americano. Appartiene all’America, alla sua gente, non ai suoi governatori. Appartiene a chi lo visita, a chi lo critica, a chi lo ama e a chi lo odia. E’ una casa aperta, pomposa, a tratti letteralmente posticcia (gran parte della struttura è stata ricostruita alla fine degli anni ’70) ma trasparente, pubblica e condivisa.

12Nella visitor house, una dependance in mezzo al parco del campidoglio dedicata ai turisti, c’è un piccolo museo che spiega anche come si viveva ai tempi dei padri fondatori. Tra il ‘700 e l’800. L’era dei cowboys.

La vita quotidiana di queste figure, poi diventate il simbolo dell’America nella Storia, specialmente agli occhi di noi europei, era durissima. Il lavoro richiedeva moltissimi sacrifici, anche per i possidenti terrieri. Era dura anche perchè l’ambiente in cui si viveva o si lavorava era senza dubbio uno dei più ostici e logoranti che un uomo poteva sopportare.

Anni e anni passati in mezzo al nulla, all’interno di un paesaggio sconfinato, misurato non a metri (o acri) ma a “giornate di cavallo”, pieno solo d’erba e silenzio. Pericolo e solitudine hanno portato, col tempo, alla definizione di una cultura molto precisa, intrisa di valori vittoriani/puritani e mito della frontiera ma anche di spiccati auto-dipendenza e individualismo. Un buon mix che ancora rappresenta bene quello che si respira in America, soprattutto al Sud.

Austin è anche una città universitaria, sede dell’Università del Texas, appunto. Che è solo una delle 15 sedi universitarie esistenti sul territorio. L’UT (come la chiamano qui) occupa un’area composta da svariati isolati dentro ai quali ci sono strade, musei (universitari), teatri, centri commerciali, parcheggi. Le insegne stradali sono arancioni, come il colore-guida dell’UT e non verdi, come nel resto della città. L’università è dentro Austin e viceversa.

Le ultime due ore di permanenza sono dedicate, appunto a due musei universitari, Il Blanton Museum of Art (biglietti a metà prezzo grazie ai coupon! yeah!) e l’Harry Ransom Center (gratis). Vi risparmio i pipponi culturali per darvi solo un dato: una delle 48 bibbie di Gutemberg ancora esistenti e complete è ospitata proprio ad Austin, all’Harry Ransom Center. Ed è stato emozionante poterla vedere.