oceano

Le spiagge selvagge del Texas

23a La spiaggia di Padre Island è selvaggia, libera, pulita ma decisamente frequentata. Non da esseri umani, ma da uccelli di tutte le dimensioni. Sono questi quei momenti in cui rimpiangi di non aver mai sfogliato quel libro noiosissimo sull’ornitologia delle zone palustri che lo zio ti aveva regalato per la comunione. Gabbiani, ibis, pellicani, pennuti grandi come gru o piccoli come passerotti: la battigia è una movidainarrestabile di becchi, zampettii e voli radenti. Noncuranti degli uomini i veri padroni della spiaggia prendono il loro spazio. Al “bird observatory”, direzione laguna, si può conoscere un po’ di più di queste splendide creature chiacchierone. Una bella camminata sopra le passerelle protette e direttamente in mezzo all’oasi permette, in un paio d’ore, di familiarizzare con gli abitanti della zona tra cui farfalle e alligatori.

Di alligatori neanche uno, mannaggia (anche se mi hanno spiegato che resta ben nascosto tra i cespugli). In compenso tante farfalle, tantissimi pesci e un sacco di uccelli coloratissimi, compresi i miei amici fenicotteri. E siccome dopo l’ospedale delle tartarughe e, oggi, l’osservatorio ornitologico, le proposte culturali di South Padre Island sono terminate, non mi rimane che spiaggiarmi in riva al mare. Il che dà il via ad una spietata osservazione dell’ambiente circostante. Il bagno con i vestiti addosso (polo e pantaloni, direttamente, anche in piscina) e le dimensioni dei bagnanti si confermano un grande classico. Quindi passiamo oltre. Stuoia, ombrellone e radiolina confermano una certa discendenza europea, ma il tocco americano è dato dalle seguenti aggiunte: cagnetto al guinzaglio (possibilmente tinto di rosa, povera bestia) e frigo portatile pieno di birre.

23C’è da dire però che quasi tutti si comportano in modo civile, secondo regole di educazione e buon senso. Il risultato è una spiaggia ordinata e vivibile, senza venditori ambulanti, senza caos, senza mozziconi di sigaretta. Solo sabbia ed alghe da condividere con gli uccelli. E con gli amici a quattro zampe, dal momento che in America non ci sono impedimenti a chi vuoi frequentare la spiaggia, purchè, appunto, dimostri rispetto nei confronti dell’ambiente. Vagamente paradossale visto che, all’orizzonte,  le inquietanti macchie nere delle piattaforme petrolifere ricordano come la sensibilità ecologica abbia evidentemente molte sfaccettature.

Detto questo, è giusto che sappiate che qui a Padre Island si mangia come dei Papi. In riva al mare. E che i fast food non se li fila nessuno.

Verso South Padre

21Dopo un viaggio di sei ora eccomi arrivata a South Padre Island, il lembo più meridionale degli Stati Uniti, ultima località prima del Messico. Come dice il nome è un’isola (sottilissima), larga poche centinaia di metri e lunga almeno 50 km. Una spiaggia in mezzo all’Oceano, praticamente, collegata alla terraferma con un ponte. Mi sono spinta fino a quaggiù per sperimentare il clima da frontiera, elemento indistricabile della cultura texana. E per un po’ di mare, certo. Dal momento che il Golfo del Messico, come a vendicarsi della sua Storia, ha riservato al Texas la parte più orrida delle sue grazie.
E’ ancora Texas, qui, un questo pezzettino sperduto di terra in mezza all’Oceano?
Non lo so. Oggi lo scoprirò. Stay Tuned!