natura

La verginità ritrovata di South Padre Island

  Cercavo la frontiera e ho trovato il turismo. Giù giù in fondo, dove il Tex si trasforma definitivamente in Mex, l’esperienza di frontiera si infrange, plastica, sulle dune di sabbia bianca dell’Isola del Padre, la più estesa barriera di terra e sabbia del mondo. Se pensavo di trovare un confine da superare sotto l’aspetto geografico, mi ero sbagliata di grosso. L’America mi ha sorpreso ancora una volta dimostrandosi luogo di paradossi continui.

22aUna volta attraversato il ponte che separa l’isola dalla costa, ad accogliere il viaggiatore è il Pearl Resort, un mostro ambientale degno della peggiore Las Vegas (o delle peggiore Italia?). Attorno a lui, per circa un miglio, altri degni compagni di cemento. Negozi pieni di ciabattame estivo, ristoranti e piccole boutique completano il tutto. Per fortuna l’orrore si consuma in un’area ridotta.

Poi, ad un certo punto, semplicemente l’uomo smette di esistere: gli edifici scompaiono, le vie di trasporto si riducono da tre ad una, i pali della luce si interrompono, attorno l’acqua (che da una parte è Oceano, dall’altra laguna) viene seppellita da dune bianche che si fanno sempre più alte, a destra e a sinistra. Ad un certo punto, anche la strada finisce e si rimane soli con la Natura.

22b Vento, cespugli sparsi, dune. Uccelli, alghe, mare. E’ curioso come l’Oceano non profumi. E’ curioso come vada bene lo stesso. L’isola si riprende il proprio spazio, distante dall’uomo, appena sopra la parte Sud dell’immensa barriera e diventa una delle più estese riserve naturali degli Stati Uniti.

Perdonata, in parte, la debacle iniziale, la visita a Padre Island comincia con la visita all’Ospedale delle Tartarughe.Non pensate a niente di complicato e asettico come un vero ospedale. Si tratta di una struttura di ricovero momentaneo per le decine di tartarughe di ogni specie che vengono trovate ferite nelle acque della laguna o dell’oceano. A seconda della gravità, le piccole pazienti (ce ne sono di giganti!) stanno in queste vasche dai 2 ai 4 mesi. Ci sono però alcuni ospiti che, a causa delle gravità del trauma, non possono più ritornare alla vita nel mare.L’inquilina più celebre dell’ospedale è proprio la tartaruga più sfortunata – Alissa – recuperata nelle acque locali, quando era poco più lunga di 20 cm, senza 2 zampe e senza coda, tranciati da uno scafo. Praticamente una sentenza di morte. E invece i veterinari hanno costruito per lei una protesi in acciaio e gomma; una protesi che è cresciuta con lei, lei che ora è lunga oltre un metro, e che ha permesso all’animale di continuare a nuotare e quindi, a vivere, seppur in un ambiente protetto. Delle centinaia di tartarughe marine salvate dall’ospedale, la maggior parte si è ferita a causa dell’imperizia dell’uomo: tanti animali sono stati trovati agonizzanti per aver mangiato plastica. Nell’acqua, per una tartaruga, un oggetto fluttuante e trasparente è sempre una medusa, ovvero cibo. Che si tratti di un sacchetto di plastica o di una bottiglia lo scoprono troppo tardi, una volta masticato. A non poter abbandonare il centro ma per motivi del tutto diversi è anche Gerry, gigantesca tartaruga Verde Atlantica, che ha i miei stessi anni e pesa i miei stessi chili. 22cIl passato di Gerry è stato caratterizzato dall’amore, troppo amore, quell’amore che porta gli uomini a trattare le specie diverse la lui come se fossero dei bambini. E così Gerry è diventato dipendente, psicologicamente e fisicamente, dagli uomini. Incapace di tornare alla natura, non sa come procurarsi cibo ma soprattutto cerca sempre compagnia, possibilmente umana, elemento fatale per la sua sopravvivenza. Così Gerry vive dentro una vasca gigante, aperta sul davanti perchè possa interagire con le persone, e (soprattutto) i giovani volontari che, più volte al giorno, gli portano l’insalata (ma anche carote e peperoni), che deve mangiare a quintali per sostenere il suo peso.
L’Ospedale delle tartarughe di South Padre Island si sostiene da solo, sul volontariato e sulle offerte dei turisti. Io un dollaro a Gerry gliel’ho lasciato: il suo DNA dice che vivrà più di me. Spero che gli comprino lattuga a sufficienza fino a quando compirà 100 anni e che ci sia sempre qualcuno a fargli compagnia dall’altra parte del vetro.

Rigoglio texano

 18Nulla come una creatura grande appena 5 cm ti ricorda che l’essere umano, in fondo, è poca cosa. Soprattutto se questa creatura è una vespa gigante dell’America Centrale e ti sta puntando fisso per chissà quale motivo. Non mi sono ancora abituata agli incontri che si possono fare nel mio giardino condominiale texano. Soprattutto quelli presumibilmente spiacevoli. Vi ho già spiegato che in America è tutto più grande, no? Gli insetti non fanno eccezione: bagarozzi enormi che ho già imparato a temere anche se per la maggior parte sono assolutamente innocui e tendenzialmente affascinanti (se riuscissi a superare il senso di orrido).

Entomologicamente parlando ci sono: scarafaggi supersize, cucarachas XXL, cicale abnormi del centro america (friniscono che sembra abbiano i polmoni di Pavarotti), la suddetta vespa killer (naturale predatore delle cicale abnormi), api cattive, formiche piccolissime che se ti pungono sono peggio di una zanzara tigre, ragnetti di ogni dimensione e ragni velenosi, principalmente vedove nere (no, non ne ho mai viste e spero non mi capiti mai!).

C’è anche una versione bucolica della fauna tropicale locale: splendide libellule e in gran quantità, rane salterine (oh a me piacciono), pipistrelli (-ini e -oni), grilli, farfalle giganti, lucertole dai colori sgargianti (bellissime!) e uccellini di ogni tipo. Tra questi il colibrì che succhia il nettare dai fiori rossi a bordo piscina è una visione estatica. Le macchie rosse sui fili della luce e sopra gli alberi sono gli uccelli cardinale. Ogni tanto si sente battere qualche picchio. Ho visto volare dei fenicotteri rosa e… sono proprio rosa come se gli fosse caduto un testa un secchio di vernice rosa.

Per non parlare della vegetazione, per la cui descrizione basta una sola parola: tropicale.  Nei garden della zona si possono comprare anche piante specifiche che attraggono, per colori o nettare, farfalle e uccelli. Io, siccome sono un’italiana con poca poesia, mi sono comprata una pianta di basilico per fare il sugo.

18aOgni giorno qui la Natura è una scoperta nuova.

A parte la grande quantità di scoiattoli (un po’ timidi a dire il vero) in poco tempo ho già collezionato avvistamenti interessanti.

Puzzola: elegantissima.

Procione: ce l’ho (ok stava uscendo da un tombino della fogna ma vale lo stesso, no?).

Bambi: orde ed orde di tenerissime gambette sono un avvistamento frequente.

Bisonte longhorn: solo uno ma l’ho visto!

Armadillo: mi manca e la cosa mi rode un sacco perchè è l’animale simbolo del Texas.

Serpente a sonagli: altro simbolo del Texas, mi manca anche questo ma me ne farò una ragione.

Si dice inoltre che proprio a cavallo di Messico e Texas si sposti, nelle notti di luna piene il chupacabras… sarebbe un bell’incontro!