matrimonio

Ho provato a correre

Io e il movimento abbiamo divorziato tanti anni fa. Le prime avvisaglie di un matrimonio sbagliato sono arrivate quando avevo poco più di 5 anni e mia madre aveva deciso di farmi fare ginnastica artistica. Non dimenticherò mai l’odore da pavimento e corpi umani, di plastica sporca e sudore, che da quel momento in poi, per me ha simboleggiato l’idea di muoversi. Ne ho sentito la presenza anche quando, due anni più tardi, sono stata iscritta a forza ad un corso di tennis. In quel caso mi ha salvato l’allenatore . “Se la tenga a casa, Signora. E’ meglio per tutti”. Era una presenza costante e polverosa durante le (poche, pochissime in verità) domeniche da baby-panchinara al minibasket. Poi basta, abbiamo firmato un divorzio consensuale. Inutile accanirsi. Gli ho preferito musica, studio, divertimento, cibo, sonno, lavoro. Qualsiasi altra cosa.

In qualche caso è capitato di riconciliarci, sempre a settembre o gennaio, che sono i due capodanni dell’anno. Giusto per riprovarci. Ma ancora c’era quell’odore di fatica stantia, noia e sacrificio che ci allontanava inesorabilmente.

Poi è capitato. E’ successo improvvisamente. Avevo una rabbia dentro inesauribile. Una voglia di urlare che, dopo aver urlato, non si spegneva. Un’ansia che non spariva a parole. Una frenesia negativa che si spandeva nelle vene e lì restava. Non evaporava. Non spariva. Ho provato a correre. Non quelle fughe da disperati, no. Ho provato a correre piano, costante, a lasciare che il ritmo dei passi, blando, staccasse da solo quelle croste di dolore che erano lì appese all’anima, senza soluzione. Ho provato a correre e incredibilmente piedi, ginocchia, gambe e fiato hanno corso con me. Per la strada, sugli argini, o in mezzo al traffico. Non c’era l’odiato odore del movimento, di quel matrimonio fallito tanto tempo addietro. C’ero solo io.

Giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, ho continuato a correre. Non si tratta di un matrimonio riparatore ma di un rapporto diverso. Non corro per stare in forma. Corro per dimenticare. Corro per raggiungere il ground zero dei miei pensieri. Corro perchè raggiungo un vuoto apparente. Corro per terapia. Corro perchè sentire il proprio corpo che vive è una lezione quotidiana di speranza.