imbarcazioni

Nell’Avalon di Marghera

foto (4)Esiste qualcosa di più triste di Marghera sotto la pioggia? Non penso, in caso contrario fatemelo sapere. Ogni orrore però nasconde un fascino tutto suo che, nel caso di Marghera si scrive Storia ma si legge Forte Marghera, il gigantesco campo trincerato a forma di stella, nascosto nei meandri della laguna di Venezia, proprio al confine tra terraferma e acqua. Una sorta di Avalon la cui presenza è costante ma non vista, appena un passo più in là, in un’altra dimensione. Probabilmente Tolkien avrebbe potuto usarlo per una veloce scampagnata di Frodo & Co. Me li vedo attraversare il piccolo ponticello di legno sospeso sopra le acque torbide della laguna ed inoltrarsi dentro il grosso cancello, ormai rovinato, con su scritto “Forte”, da un lato, e “Marghera”, dall’altro. Di fronte a loro un viale incerto, dritto, inghiottito da cespugli e rami ribelli. E passo dopo passo incrociare edifici diroccati, alcuni abitati dall’arte di giovani universitari, altri da colonie di gatti, altri ancora popolati solo da ombre e nebbia. Bene. Se questa ipotetica Compagnia dell’Anello avesse la mappa giusta (dopo il ponte prima strada a sinistra, seconda strada a destra e poi dritto fino al mattino) arriverebbe in cinque minuti al MIT, il nuovo Museo delle Imbarcazioni Tradizionali della laguna di Venezia. Un progetto nato qualche anno fa e inaugurato giusto ieri.

foto 4 (1)Luci blu mare su mura bianco calce fanno in modo che le imbarcazioni contenute in questo edificio (un’ex polveriera? un’ex caserma? non ricordo) fluttuino in un’atmosfera irreale. Figlie dell’uomo e figlie del bosco queste barche – tutte con un nome, mica a caso, riflettiamoci – sono lì a riempire un luogo della loro storia, che è contemporaneamente la storia delle mani che le hanno costruite, dell’acqua che le ha cullate. Esiste, come è ovvio, un percorso didattico, all’interno del museo, che restituisce realtà storica a questi oggetti.  Ma a me piace pensare che, attraversando le nebbie di un’Avalon Serenissima, si siano incagliate qua, in questo luogo chiamato Forte Marghera, prigioniere di un sortilegio di altri tempi, legate per sempre all’acqua che hanno solcato in vita.