ER

Un’occhiata in corsia


24Non può andare sempre bene, no? E’ capitato che vi abbia scritto da una spiaggia atlantica. Molto più spesso dai bordi della piscina condominiale. Ora capita che scriva dal letto di un’Emergency Room. Facciamo finta di aver fatto un’esperimento, via. Facciamo finta che non mi sia sentita male e che non mi abbiano portato di corsa al centro medico più vicino. Facciamo finta che ci sia entrata volontariamente per capire come funziona il sistema sanitario americano. Bene. 


Svolgimento. Innanzi tutto, come funziona. Se davvero avessi un urgenza medica qui in Texas – sia mai! – a chi rivolgersi? Al pronto soccorso, direste voi. Peccato che questo concetto (che è anche un servizio) non abbia una sola declinazione, come in Italia. Gli Stati Uniti sono infatti la temuta patria della sanità privata, il “babau” di ogni democrazia, l’antitesi del welfare state, lo spauracchio di ogni mutuato. Il principio è semplicissimo: stai male? Paghi. E tanto. 
Di gratuito c’è giusto l’uso della toilette (pulitissima, nel caso). Qualche esempio tariffario? Una gravidanza va dai 20 ai 30 mila dollari. Un braccio rotto, tremila. Un tassello di lego su per il naso duemila dollari. Un migliaio di dollari, in media, ogni sortita (non grave) al pronto soccorso. Pregate Dio con tutte le vostre forze che non vi capiti di dovervi operare d’appendicite o che non vi venga un infarto perchè partono le cambiali (e i casi di cittadini indebitati con gli ospedali non si contano). In realtà non è proprio così, ma non voglio annoiarvi (per curiosità ulteriori posso rispondere nei commenti, qui sotto) quindi continuiamo con il mio realistico esperimento. Dicevo, qui esiste la sanità privata, il che rende l’offerta di cure mediche, come già detto, sì, costosa ma virtualmente infinita. In aggiunta, Houston è uno dei poli di ricerca medico-scientifica più importanti d’America per cui, come ogni cosa in Texas, i centri medici sono esattamente come le bistecche: onnipresenti, enormi, eccellenti e di ogni tipologia. La liberalizzazione (anche) di questo tipo di mercato ha generato inoltre dei servizi impensabili per l’Italia: i pronto soccorso privati. Piccole strutture, grandi esattamente come un poliambulatorio, aperte h24 e dove il servizio offerto è quello emergenziale. 

24aPratica. Ed è esattamente ad uno di questi che mi sono presentata io. Appena entri ti fanno firmare tutte le carte del mondo in cui sostanzialmente sollevi i medici da ogni responsabilità nel caso ti uccidano. Io sono stata anche fotografata perchè non essendo cittadina americana (e non avendo quindi io un’assicurazione sanitaria) avevano bisogno di documentazione ulteriore. Il tempo di espletare la burocrazia e sono stata immediatamente servita, mi viene da dire così: mi hanno affidato ad una task force (2 infermieri, la caposala e il dottore), mi hanno assegnato una stanzetta privata (completamente attrezzata) e hanno cominciato a curarmi. A curarmi ipoteticamente, dico. Un paio di flebo, analisi del sangue (15 minuti netti di attesa dal prelievo ai risultati), ECG, visita medica e prescrizione finale. Il tutto nella privacy più assoluta della mia stanza, senza attese, caotici passaggi di mano, tensioni. Come se fosse un check up prenotato da tempo. Ho chiesto dell’acqua e mi è stata portata immediatamente. Ho chiesto del ghiaccio e l’ho ottenuto in meno di un minuto. Chi mi ha accompagnato è sempre stato presente al mio fianco, seduto comodamente su una poltrona. Dopo la visita e il risultato degli esami il medico mi ha spiegato con calma la diagnosi, mi ha proposto una cura, si è sincerato che l’avessi capita e poi mi ha chiesto se me la sentivo di andare a casa. In caso diverso non c’era problema, potevo stare anche lì. Uscita dall’ER, anche se era notte fonda, sono andata in farmacia (non ho dovuto cercare quella di turno perchè sono sempre tutte aperte h24) e ho comprato le medicine che mi sono state consegnate in contenitori personalizzati con il mio nome, il quantitativo esatto ed un’etichetta con la posologia. Il giorno successivo il medico che mi aveva visitato mi ha telefonato a casa per sapere come stavo, per ripetermi la cura prescritta, sincerarsi che l’avessi già messa in pratica, ricordandomi che se entro il tempo stabilito non ci fossero stati miglioramenti dovevo tornare a farmi visitare. Pensavo fosse uno scherzo. Costo dell’avventura (e del follow up): 1.300 dollari. Pagamento a scelta, anche a rate.

Luoghi comuni confermati (almeno in Texas): la sanità costa tanto ma il servizio è eccellente. Il consiglio resta quello di ammalarsi il minimo indispensabile.
Luoghi comuni sfatati (almeno in Texas): non è vero che se stai male e non hai un’assicurazione ti lasciano morire per strada; dentro gli ER non gira il Dottor Ross. Una domanda che sorge spontanea: se tanto mi dà tanto, come diceva mia nonna (con i dovuti distinguo tra dollaro ed euro, costo forniture, costi energetici, costo del lavoro, bla bla bla) … ma quanto costa, allo Stato (italiano), curarci quasi gratis?