automobili

La febbre d’antan delle notti texane di periferia

Stavamo girando un po’ a caso in cerca di un perchè in una afosa notte texana.
D’improvviso, in mezzo al deserto di cemento, una visione.
Gente, bandiere, colori.
Automobili. Quelle che sembrano essere uscite da una puntata di Happy Days.
Sembrava un miraggio e invece era una delle (frequenti, ma l’ho scoperto dopo) riunioni del club locale di auto storiche.
I punti di ritrovo sono i parcheggi e gli incontri di per sè non hanno un programma specifico se non l’idea del tutto generale di tirare fuori la macchina (d’epoca) dal garage, riempirla di birra, carne e amici e finire la serata grigliando a più non posso sopra il cemento di un parcheggio anonimo di periferia circondati da marmitte, motori e zanzare. Visitatori e curiosi sono benvenuti.

In questo primo approccio con gli incontri notturni nei parcheggi texani ho imparato a non sottovalutare il potere educativo di asfalto e lamiere. Di come cioè Cadillac, Mustang, Ford o altre case automobilistiche note giusto ai più appassionti possano comunque raccontare gli aspetti essenziali di questa Nazione con la stessa profondità di un manuale di sociologia.

La grandezza. L’arroganza. La potenza. Solo per fare alcuni esempi. Ma anche una insospettabile, genuina passione per le cose, come testimoniato dalla presenza di una Iso Rivolta.
Dovevo venire in Texas per conoscere l’esistenza (e l’avventura) della casa automobilistica di Bresso. Una storia affascinante come una favola d’altri tempi che mi ha raccontato un simpaticissimo ed emozionato signore texano, felice finalmente di scoprire dalle corde vocali di italiani in carne ed ossa le pronunce corrette di parole come “carrozzeria”, “portiera” e “Giulia” (non per il mio nome ma per l’Alfa Giulia). E nell’infinita semplicità di queste parole, che però per il mio interlocutore erano come formule magiche pronte ad aprire il mondo dorato delle sue fantasie automobilistiche, ancora una volta ho capito che ognuno di noi in fondo è sempre il Texas di qualcun altro.

Ecco la gallery della serata. Cliccate per ingrandire.

Carspotting sulle strade del Texas

Al volante del mio quasi-SUV decisamente troppo europeo, come una formica ho scandagliato le 23 miglia che separano casa mia da Houston downtown. Un esperimento lungo circa 25 minuti. Ecco la fauna meccanica che ho trovato attorno a me.

In memoriam della tenera Tiguan. Sic. Riposa in pace.

Houston on the road

3Le passeggiate. Ecco, se vivete a Houston dimenticatevi di avere le gambe. Per spostarsi – ovunque – esistono le automobili, che sono la seconda pelle di ogni americano. Non mi soffermo sul gigantismo delle quattroruote negli States perchè gli esempi hanno oltrepassato l’oceano più volte e li conoscete tutti. Quello che forse non è stato adeguatamente sottolineato è che, in un mondo a misura di ruote, anzi, di mega-ruote, il “resto” va di conseguenza.

A cosa mi riferisco? Intanto alle strade: qui ci sono strade enormi e in continua costruzione. Houston ha un sistema di autostrade che copre oltre 600 miglia e che è in continua espansione. Vicino a casa mia ne stanno costruendo proprio una in questi giorni. Si lavora giorno e notte senza tregua alcuna e sono certa che tra poco meno di un mese avranno già finito tutto. Quindi mi sentirai di rassicurare tutti gli Assessori ai Trasporti d’Italia: costruire autostrade in 3 mesi è possibile e lo sto vedendo accadere di fronte ai miei occhi. Passiamo ai parcheggi: silos e silos interi ovunque per ospitare le milioni di macchine che quotidianamente si muovono o si fermano. Sto parlando di spazi immensi. Il consiglio, una volta parcheggiata la macchina, è infatti quello di fotografare, con il cellulare, il cartello che indica il piano, l’area e il numero del posto, altrimenti potreste vagare per delle buone mezzore alla vana ricerca della vostra automobile (se ve lo state domandando, sì, mi è successo e per fortuna ho trovato un telefono pubblico dentro uno sgabuzzino e ho chiamato disperata qualcuno che venisse a recuperarmi). Il lato positivo è che, un parcheggio, lo trovate sempre. Ah, e dimenticatevi quegli striminziti spazietti che sono i parcheggi italiani: qua è tutto gigante e a prova di donna (compagne di genere, scusatemi). O di SUV. Sui concessionari di automobili necessito di un capitolo specifico. Per il momento vi basti sapere che è un circo ben orchestrato e che la macchina ve la comprate come al supermercato, ovvero la scegliete (tra le centinaia e centinaia di vetture in pronta consegna che sono, appunto, parcheggiate negli immensi spazi di fronte alla porta d’ingresso) e ve la portate via.

Che dire dei ristoranti: qui è normalissimo mangiare in macchina, parcheggiati in un drive in. Perchè scendere? E soprattutto, per andare dove? C’è un piccolo particolare che ho omesso, infatti: a parte qualche parco o qualche metro di marciapiede un po’ chic di fronte a boutique di lusso in zone di lusso, non ci sono spazi per camminare, nè zone che meritino una conoscenza attraverso una camminata, e anche lo stesso concetto di passeggiata sfugge un po’ al texano medio. Insomma non pensate di venire qui, in Texas, e vedere persone che camminano per strada o, peggio ancora, avere l’ardito pensiero di camminare. Perchè questo Paese non è strutturato per questa esigenza. Compratevi una macchina. O affittatene una.

3aL’onnipresenza delle automobili in Texas si trasforma nella mancanza di mezzi pubblici, che qui praticamente non esistono.

Ci sono degli autobus (sono riuscita anche a fotografarne uno come potete notare) che coprono alcune distanze ma, essendo l’area di Houston grande come la Lombardia o poco meno, il tempo di percorrenza da capolinea a capolinea dura ore ed ore. Impraticabile.

A Houston downtown – il centro, il listòn – esiste il MetroRail: è un metrobus che circumnaviga il distretto dei Musei sfiorando i fichissimi grattacieli di vetro che fanno tanto american city. Credo che gli stessi texani stiano ancora domandandosi il perchè della sua esistenza.

Negli Stati Uniti la patente si può prendere a 16 anni, questo significa che già a 14 anni e mezzo o poco più esistono dei permessi, simili ai nostri “fogli rosa”, che permettono ai ragazzi di usare la macchina. Sono una garantista e ho sempre visto questa possibilità non come un pericolo ma come un’opportunità per arrivare, diciamo a 40 anni, con una media di 3-4 anni in più di esperienza automobilistica alle spalle rispetto ad un Europeo. E invece la strada è il sacro dominio di tutti, soprattutto i pazzi. Ti superano a destra (è legale), a sinistra (è legale), fanno slalom (non credo sia legale), sgommano, corrono, bucano pneumatici di continuo, gettano robe dal finestrino e poi… poi si fermano al rosso del semaforo e agli stop. Sempre. Ossequiosi delle regole. E se capita un tamponamento o un incidente, tutto questo pazzoide ammasso di lamiere si trasforma automaticamente in una sorta di coscienza collettiva ordinata che, come nel più perfetto dei paradisi automobilistici, permette ai soccorsi di arrivare e contemporaneamente al traffico di fluire. La medesima operazione in Italia non è contemplata.

La macchina è anche una casa. Come ovunque, credo, nel mondo (no, forse in Austria no). Se non siete in autostrada, su una highway a 8 corsie, in macchina potete farci virtualmente qualsiasi cosa senza rischiare alcuna multa: telefonare, messaggiare fino a consumarvi le dita, mangiare, bere, fumare, apparecchiare una discoteca, cambiarvi d’abito, il tutto mentre siete al volante. Fermarsi ad un semaforo e sbirciare cosa succede nelle macchine attorno a voi, vi assicuro, è come una ricerca di antropologia applicata. Ma, meglio non indugiare troppo con lo sguardo perchè è alquanto probabile che il vostro vicino di automobile abbia anche un bel fucile a pompa posato, per ogni evenienza, sotto il sedile. Ma questa è un’altra storia.