addio

Goodbye Houston (for now)

foto (7)Ogni avventura ha una fine. O forse la fine viene solo rimandata fino all’arrivo di un’avventura successiva. Così ecco che dal Texas ritorno al Veneto. Non prima di un’ultima sessione di shopping che mi regala qualche sorriso.
A cominciare dalla targa ricordo qui di fianco che, chi ha mai viaggiato in Texas, conosce bene: è il classico segnale che indica dei luoghi di interesse storico. Ce ne sono centinaia, forse migliaia sparsi per tutto il territorio nazionale. Nella maggior parte dei casi indicano il nulla: il ferimento della gamba del cavallo di David Crockett, piuttosto che la morte di un soldato semplice, o l’ombra della quercia sotto la quale si è seduto a pensare un qualche eroe popolare. Anche ai texani non deve essere sfuggita questa frenesia pseudo-storica tanto è vero che nei loro corrispettivi dei nostri autogrill vendono ironiche riproduzioni di queste targhette in cui ammettono, che in Texas, non è successo praticamente nulla. 

30aL’interessante composizione artistica fatta con i cartoni della Bud Light (birra inutile) mi ricorderà che, del Texas, di certo non mi mancherà l’eleganza. Eppure nelle esagerazioni kitsch dei loro addobbi urbani, commerciali, ecc. c’è una dose di leggerezza, anzi di rilassatezza, nei confronti dei canoni stilistici ed estetici del mondo occidentale che induce perfino simpatia e tranquillità.

Lontano dal rigore che spesso la bellezza impone c’è un universo fatto di infradito, teste spettinate, abbinamenti che gridano vendetta, espressioni però di una vita meno sacrificata a mode ed esigenze d’immagine. Dico addio ai cessi, sì agli onnipresenti, frequenti, pulitissimi e accessoriati cessi americani, per me personalmente simbolo di una nazione che ha scelto la comodità, il full optional come bandiera e come cultura di riferimento. E non ti accorgi di cosa significa avere una vita comoda finchè non la provi. Di cosa significa fare tutto quello che vuoi (lavoro, studio, svago consumo) quando vuoi (a qualsiasi ora, h24) e come vuoi (tranne la nudità, tutto è permesso). Egoismo allo stato puro, lo so, provengo da un’altra cultura sociale. In pochi di voi mi capiranno, io stessa non approvo fino in fondo e mai lo farò. Però è da provare.

30Saluto le schifezze americane. Cibo che in gran parte non ho avuto l’ardire di assaggiare. Eppure un compromesso esiste. In realtà ce ne sono molti. Per esempio le ciambelle di Shipley, massima americanizzazione possibile della mia colazione. Caffellatte e donut al forno. Più sane di un pancake, leggermente più impegnative di una brioche. Solo per ricordare che la tolleranza è un valore a doppio senso di circolazione e che passa anche per il banale incrocio di civiltà dato da un dolcetto.

texas-sunset-robert-anschutzUn arrivederci, infine, alle cose belle che ho scoperto a Houston – dalla Natura alle persone – che mi hanno fatto ricordare che ogni Paese, anche quello meno amato, anche quello più distante dai tuoi principi, merita un’avventura che può insegnare qualcosa.