SOTTO IL CIELO DI HERAT

Quella afgana è stata sotto ogni punto di vista una grande opportunità e anche una grande avventura.

Nel marzo 2011 ho potuto seguire, per circa una decina di giorni, le attività della Brigata alpina Julia ad Herat, in Afghanistan. L’attenzione mediatica era alta allora (oggi decisamente meno): molti dei nostri ragazzi erano morti  in questo luogo lontano, il penultimo – Matteo Miotto, 24 anni, di Thiene – appena due mesi prima. L’ultimo (Massimo Ranzani), era stato ucciso addirittura mentre ero in volo verso Camp Arena. E dopo la mia trasferta ne sono morti altri 16.

Prima di partire per l’Afghanistan ho dovuto sottopormi a 3 giorni di preparazione militare “multidisciplinare” tra Pisa e Livorno con la Folgore, l’Aeronautica e i GIS. E, giuro, sono tornata a casa con tanti lividi e una paurosa quanto necessaria consapevolezza di quello che avrei incontrato una volta arrivata ad Herat. Una volta in Afghanistan mi hanno anche fatto firmare una carta in cui, in estrema sintesi, mettevo la mia incolumità personale nelle mani delle forze militari italiane.

Moscheen in HeratOrganizzare il materiale che ho girato da sola dentro la base internazionale non è stato semplice: essere giornalista “embedded” è infatti una contraddizione in termini perchè non sei libero. Devi seguire un programma preciso, scelto da chi ti ospita, che ti mostra quanto può nei tempi e noi modi in cui ti è concesso. Certo i public officer hanno cercato di venirmi incontro in tutti i modi possibili ma allo stesso tempo non mi hanno mai fatto dimenticare che ero sotto la loro protezione e che quest’ultima poteva essere garantita solo rispettando le regole. Ho quindi cercato di raccogliere quelle gocce di realtà che scivolavano oltre i vetri antiproiettile, le scorte, le visite ufficiali. Non è stato tanto, non è stato quello che avrei voluto, non è giornalismo in senso stretto ma alla fine ho raggruppato quello che ho visto in quattro macro-aree su cui sono riuscita a farmi un’opinione documentata. Ho deciso di chiamare questo materiale “Sotto il cielo di Herat” non per derive romantiche ma perchè, davvero, quello che ho narrato è quello che ho visto succedere sotto il cielo afgano.

Le quattro puntate “televisive” dedicate all’Afghanistan sono state mandate in onda su Telechiara, a partire da Aprile 2011, per 4 settimane di seguito. I video che vedete sono stati presi proprio dal canale YouTube di Telechiara.

notizieHo messo nero su bianco parte della mia esperienza anche nel libro “Notizie dai teatri operativi” (AA.VV. Edizioni Gan), un breve volumetto scritto a 20 mani, circa, nel quale mi sono occupata di un paio di capitoli riguardanti proprio l’Afghanistan. In uno ho descritto come è stato suddiviso il territorio, in termini di organizzazione militare, all’indomani dell’invasione americana, nell’atro ho invece raccontato l’esperienza delle unità mediche militari in loco. Se foste curiosi di scoprire cosa ho capito e conosciuto, non dell’Afganistan ma – ben diverso – dell’esperienza militare italiana in Afghanistan, resta sempre una buona lettura.

PUNTATA N°1 - La Brigata Julia ad RC West

PUNTATA N°2 - La cooperazione civile nei teatri operativi

PUNTATA N°3 - Le donne afgane

PUNTATA N°4 - Il contesto mediatico attorno alla guerra in Afghanistan

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