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In quindici anni di giornalismo televisivo, locale e nazionale, ho approfondito i temi più svariati.
Alcune esperienze professionali tuttavia hanno lasciato il segno più di altre.
Raccolgo le principali in questa pagina.

Israele

Sono stata in Israele più volte nel corso degli ultimi anni. Sempre e solo per lavoro. E’ un paese che francamente ho sempre trovato difficile, imbevuto com’è di una serie di paradossi non facilmente digeribili, in alcuni tratti discutibili. Ho avuto l’impressione che non sia un luogo che è permesso conoscere fino in fondo, se si è stranieri. Ho raccontato i pochi aspetti che ho potuto approfondire con accademici, giornalisti e professionisti autoctoni in un paio di reportage andati in onda, nel 2011, su Telechiara per la serie di trasmissioni/inchiesta “Fatti Nostri”.

Libano

L’occasione e l’idea di questo reportagesono nate grazie alla collaborazione con la Brigata Ariete, sede di Vittorio Veneto. Sono partita per il Libano a fine giugno 2012. Il reportage che ne è seguito, dal titolo Libano, la pace blu, è andato in onda su Telechiara a settembre 2012. Si tratta del lavoro di una settimana, certamente i per i luoghi davvero bellissimi, vuoi per l’affabilità della Brigata Ariete (che mi ha davvero sostenuto in ogni mio desiderio professionale), vuoi per la possibilità, in poco più di una settimana, di capire davvero la complessità delle tematiche di confine. Siamo stati fermati da Hezbollah, raggirati da un medico fattucchione, assaltati da bambini festanti, camminato in mezzo a campi minati, bevuto tè assieme a donne completamente velate, insomma non ci siamo fatti mancare nulla. L’unico vero dietro le quinte che non sono riuscita a raccontare è stata l’attività notturna nelle gole rocciose al confine con Isreale. Purtroppo la notte in cui avrei dovuto seguire la pattuglia ho visto bene di combinare la seconda cosa più pericolosa che si può fare in Libano, di notte, da soli (la prima è farsi sparare): calpestare un nido di vespe libanesi. Inutile spiegare come mi hanno ridotto. Ma mi è andata bene: potevano essere scorpioni o serpenti a sonagli. La lezione che ho imparato è che, nei teatri operativi, gli scarponi militari (o pesanti scarponi da trekking, per noi, poveri civili) sono più adatti delle scarpe da ginnastica.

Afghanistan

Quella afgana è stata sotto ogni punto di vista una grande opportunità e anche una grande avventura. Nel marzo 2011 ho potuto seguire, per circa una decina di giorni, le attività della Brigata Julia ad Herat, in Afghanistan. L’attenzione mediatica era alta allora (oggi decisamente meno): molti dei nostri ragazzi erano morti  in questo luogo lontano, il penultimo – Matteo Miotto, 24 anni, di Thiene – appena due mesi prima. L’ultimo (Massimo Ranzani), era stato ucciso addirittura mentre ero in volo verso Camp Arena. E dopo la mia trasferta ne sono morti altri 16. Prima di partire ho seguito un corso di preparazione civile “multidisciplinare” tra Pisa e Livorno con la Folgore, l’Aeronautica e i GIS. Tutto il materiale è stato girato da me con qualche contributo del servizio archivio media delle troupe americane e un piccoli aiuto inaspettato della troupe del TG5. Le poche gocce di realtà che sono scivolavate oltre i vetri antiproiettile, le scorte, le visite ufficiali sono diventate “Sotto il cielo di Herat” , un reportage in 4 puntate in onda su Telechiara, a partire da Aprile 2011.

Ho messo nero su bianco parte della mia esperienza nel libro “Notizie dai teatri operativi” (AA.VV. Edizioni Gan), un breve volumetto scritto a 20 mani, circa, nel quale mi sono occupata di un paio di capitoli riguardanti proprio l’Afghanistan. In uno ho descritto come è stato suddiviso il territorio, in termini di organizzazione militare, all’indomani dell’invasione americana, nell’altro ho invece raccontato l’esperienza delle unità mediche militari in loco. Se foste curiosi di scoprire cosa ho capito e conosciuto, non dell’Afganistan ma – ben diverso – dell’esperienza militare italiana in Afghanistan, resta sempre una buona lettura.

Balcani

TRANSBALKANICA è un progetto televisivo di cui sono stata autrice. Quando è nato, nel lontano 2008, è stato il primo videomagazine transfrontaliero del Nordest, frutto di una serie di scambi culturali con le tv locali o nazionali dei paesi dell’ex Yugoslavia. E’ nato quasi per caso, come una naturale prosecuzione di un progetto di collaborazione internazionale finanziato dall’Unione Europea e coordinato dall’Ufficio “Veneto in Europa” della Regione Veneto. Da un punto di vista organizzativo e produttivo si è trattato del primo caso di co-produzione internazionale per una tv locale del Nordest. Il programma è stato realizzato infatti da team multinazionali che hanno collaborato assieme a me, mettendo a disposizione le proprie attrezzature in loco e coinvolgendomi poi anche nello sviluppo tecnologico del progetto e nella fornitura di immagini del territorio.

L’idea di fondo era quella di aprire finestre sul mondo dei Balcani con uno sguardo informale alle sue città, la gente, le sue abitudini con particolare attenzione alla cultura, alla ricchezza artistica e alla valorizzazione del patrimonio naturale e ambientale. Un diario di viaggio più che una serie di documentari. Un Erasmus giornalistico, più che un lavoro da inviata. I Paesi che ho visitato sono stati Macedonia (FYROM), Romania, Bosnia e Slovenia. Tutti in periodi ed anni diversi.

Col senno di poi – costruito in anni di lavoro e di crescita – rimane progetto un po’ datato e quasi ingenuo nel suo modo di snodarsi. Oggi pulirei di molto la retorica di cui spesso è imperniato. Anche lo stile “diario di viaggio di una giornalista imbranata” fa sorridere. Della me stessa di allora salvo il candore (prossimo all’ingenuità) con cui l’ho scritto. 

Eppure “tutto” è cominciato da qui. Squattrinata, con un inglese scolastico, armata spesso solo di tanta curiosità, una telecamera e parecchia ignoranza mi sono avventurata da sola su un terreno professionale fatto di assenze.  Il risultato è ambivalente, lo ammetto con onestà, ma qualche puntata si salva.

Europa

Euronati è una trasmissione televisiva, di cui sono stata autrice, dedicata all’Europa. E’ andata in onda per due anni consecutivi su Telechiara (2010 e 2011). Il suo intento era di raccontare l’Europa ai Veneti, quando ancora l’unica Troika che si conosceva era quella del Partito Comunista Russo. Realizzata in stretta collaborazione con la rappresentanza italiana della Commissione Europea a Milano e con l’aiuto di Casa Veneto a BruxellesEuronauti ha illustrato, di puntata in puntata, i regolamenti discussi in sedi europee, le loro ricadute sui cittadini degli stati membri, opportunità e difficoltà di fare parte di una federazione a 27 stelle.