LIBANO, LA PACE BLU

Dopo due intere giornate di corso per “embedded” presso la caserma di Vittorio Veneto sono partita alla volta del Libano a fine giugno 2012. Il reportage che ne è seguito, dal titolo Libano, la pace blu, è andato in onda su Telechiara a settembre 2012.

Conservo di questa esperienza un ricordo davvero bello, vuoi per i luoghi davvero bellissimi, vuoi per l’affabilità della Brigata Ariete (che mi ha davvero sostenuto in ogni mio desiderio professionale), vuoi per la possibilità, in poco più di una settimana, di capire davvero la complessità delle tematiche di confine.

Siamo stati fermati da Hezbollah, raggirati da un medico fattucchione, assaltati da bambini festanti, camminato in mezzo a campi minati, bevuto tè assieme a donne completamente velate, insomma non ci siamo fatti mancare nulla.

L’unico vero dietro le quinte che non sono riuscita a raccontare è stata l’attività notturna nelle gole rocciose al confine con Isreale. Purtroppo la notte in cui avrei dovuto seguire la pattuglia ho visto bene di combinare la seconda cosa più pericolosa che si può fare in Libano, di notte, da soli (la prima è farsi sparare): calpestare un nido di vespe libanesi. Inutile spiegare come mi hanno ridotto. Ma mi è andata bene: potevano essere scorpioni o serpenti a sonagli. La lezione che ho imparato è che, nei teatri operativi, gli scarponi militari (o pesanti scarponi da trekking, per noi, poveri civili) sono più adatti delle scarpe da ginnastica.

Ecco quindi il risultato delle mie fatiche, nel video tratto dal canale YouTube di Telechiara.

Libano, la pace blu

 

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