Houston Chronicles #60

Ovvero “di aeromobili, fusi orari e affini”.
Essere una commuter transatlantica richiede impegno e dedizione. E anche un po’ di metodo. Vivendo tra il Veneto e il Texas e dovendo affrontare voli transoceanici con la frequenza di un appuntamento dal parrucchiere (non è vero, chiunque mi conosca sa che dal parrucchiere ci vado una volta all’anno e purtroppo si nota) diventa fondamentale pianificare i viaggi, conoscere le tariffe aeree, le assicurazioni di viaggio e saper fare la valigia a comando. Ma soprattutto significa sviluppare una personalità doppia per adattarsi al continente di turno.

Duplicatevi. Si si. Avete letto bene: coltivate un’altra voi. Essere coerenti? Sopravvalutato. Cambiate pelle durante il trasbordo, in aereo. Fate sì che il passaggio sopra l’Oceano sia la vostra kryptonite. Da Giulia a Julia e viceversa a seconda del continente d’approdo, quando da Venezia parto per Houston io non cambio solo la lingua in cui mi esprimo, mi trasformo senza troppi rimpianti. Del resto la me stessa italiana ha abitudini, orari e dimensioni esistenziali non replicabili in Texas esattamente come la me stessa di Houston non potrebbe conciliarsi con Padova. Da una parte dell’Oceano c’è una giornata in jeans e T-shirt che comincia con cornetto e cappuccino, dall’altra parte c’è il mio amato smoothie alla banana con hot pants e occhiali da sole. Da una parte ci sono dollari, consumismo e parcheggi infiniti, dall’altra di sono euro, spritz e le code in autostrada. Fate anche voi come me: sconnettetevi. E’ l’unica soluzione per rimanere sani. Unica controindicazione: ogni tanto capita di svegliarsi e non ricordarsi in quale continente si è andati a dormire la sera prima.

Digitalizzatevi. E’ una leggenda metropolitana che ogni viaggio vada pianificato al dettaglio. Io parto sempre un po’ a caso, sarà che quando distribuivano le capacità organizzative io evidentemente ero in fila per la pizza. Mi è capitato sia di organizzarmi con mesi di anticipo, sia di fare armi e bagagli la sera prima senza un’apprezzabile differenza in termini di vantaggi o svantaggi. La mia unica guida è il contenuto del portafoglio. E ovviamente un po’ d’esperienza. I biglietti aerei per il Texas sono relativamente costosi se paragonati ad altrettante tratte atlantiche – dai 450 ai 650 euro per un biglietto A/R – ma attenzione, l’affarone vale solo se si acquistano dall’Italia agli USA. Il viaggio al contrario, anche con la stessa compagnia, costa più del doppio.  Air France, Lufthansa e KLM sono le compagnie che uso di solito, con una spiccata preferenza per quest’ultima. Fondamentale inoltre scegliere i periodi giusti: da metà giugno a metà settembre, per esempio, le tariffe aumentano a dismisura e possono tranquillamente raddoppiare per cui, se potete scegliere, meglio evitare quelle date. Per monitorare periodi e prezzi uso invece il servizio “alert” di Skyscanner che, al momento, non mi ha mai tradito. Ma se avete consigli, sono qui a leggerli. Certo, per tutto questo è necessario essere digitalizzati.

Assicuratevi. Non vi azzardate ad arrivare in USA senza un’assicurazione sanitaria. Come ho già raccontato qui, se vi capita qualcosa potrebbero decidere anche di non curarvi e, nel caso si prendano cura di voi, vi costerebbe davvero tanto. Per un paio di viaggi negli States ho usato Columbus: davvero economico ma si è dimostrato eccessivamente burocratico e zelante al momento del rimborso e ho dovuto aspettare 6 mesi per rivedere i miei soldi. Sono quindi passata ad Allianz e al momento non ho avuto motivo di ripensamento. Ad ogni modo, qualsiasi sia la compagnia che sceglierete il consiglio è di aumentare il massimale al miglior compromesso possibile con il vostro portafoglio dal momento che, al di fuori dell’Italia e negli Stati Uniti in particolare, la salute è un lusso costosissimo.

Bi-valigiatevi. Ripetete con me: “il bagaglio a mano è il mio migliore amico”. Non sprecate mai l’occasione di infilare uno spazzolino usa e getta, un paio di mutante, un paio di calzetti e una t-shirt arrotolata nel proverbiale buco che si può sempre trovare nelle tasche del bagaglio a mano. I contrattempi di viaggio vi ringrazieranno. Per la traversata oceanica ricordatevi invece un maglione: in aereo fa sempre freddo. Aggiungete una penna al vostro corredo perchè in aereo vi chiederanno di compilare il modulo per la dogana: il modulo ve lo danno ma la penna no e non vorrete vagare mezzi addormentati nei corridoi dell’aereo con la fiatella stagnante  alla ricerca disperata di qualcuno che vi presti qualcosa con cui scrivere.

Leave a Comment

Your email address will not be published. Required fields are marked *