Houston Chronicles #54

Accantonate per un momento la nozione di avere una sola cucina che vi offra un solo menù. Bene. Ora eliminate i muri e aggiungete un bar, un palcoscenico e un po’ di giochi per bambini. Ecco l’idea che sta all base di un food truck park, l’idea più simile ad una sagra paesana italiana che il Texas conosca. Certo in Texas c’è un po’ più di fritto, un po’ più di caldo, un po’ più di gente. Ma la birra, in senso lato, è la stessa, e la voglia di condividere un momento di autentica convivialità mi riavvicina a questo Paese che a fasi alterne, è troppo straniero. Un food truck park, ovvero un parcheggio di camioncini che vendono cibo, è forse meno poetico di una sagra italiana in quanto a scenografia ma in quanto a cibo, ci batte in varietà. Bernie’s Backyard (odio la tendenza a tradurre tutti i termini dall’inglese all’italiano ma “Il giardino dietro casa di Bernie” è abbastanza evocativo da meritare un’eccezione) è stato il primo food truck park della mia vita. E devo dire che ne valeva la pena. Annidato in un posto anonimo a bordo dell’Interstate 45 che va da Houston a Dallas ospita 6 cucine tutte d’un colpo sotto le mentite spoglie di camioncini colorati: tex-mex, BBQ, un asian-fusion, hamburger, frittura varia e italiano. Il truck italiano si chiama “Rustica” e, a costo di sembrare di parte, devo dire che è riuscito ad inventarsi lo street food italiano che pure, di sua natura, è tutto eccetto che cibo veloce o da strada.

Se esiste un aspetto dinamico e creativo nella proposta gastronomica di un Paese appiattito su una quotidianità di fast food, sicuramente i food truck sono la rivincita del Texas. Dai cupcakes al pollo, dai waffle, alle crepes o le torte da passeggio, dalle granite ai burrito di sushi, dalla pizza ai wanton, su questi ristoranti mobili si può trovare tutto. Un “tutto” generalmente preparato fresco e di qualità. A Houston ci sono circa un centinaio di food truck, ognuno ha una propria personalità spiccata, un’identità precisa in fatto di cibo e anche di carrozzeria. Non confondeteli con i baracchini di “panini onti” o frittelle che stazionano nelle nostre sagre o fuori dagli stadi in Italia. I food truck sono una cosa dannatamente seria. Spesso hanno alle loro spalle un’idea gastronomica precisa e costruita a tavolino. Quasi sempre hanno generazioni di tradizione alle spalle e in moltissimi casi a spadellare su griglie, fornelli e friggitrici ci sono proprio degli chef. I camioncini sono ricercatissimi, generano mode importanti, in grado di movimentare centinaia di persone e critici gastronomici. L’unico problema – che in realtà costituisce a mio avviso il perno del fascino di questo modo di consumare cibo – è riuscire a trovarli! A parte i luoghi stanziali, come Bernie’s Backyard, a Spring, e lo Houston Food Truck a downtown Houston, dove i camioncini stazionano in modo permanente, il resto dei ristoranti a 4 ruote è sempre on the road e va letteralmente inseguito perché nomade di sua natura.

Ora, non so come si faceva prima dell’avvento dei social network, ma oggi il modo più semplice per localizzarli è controllare l’ultimo tweet del vostro furgoncino preferito, con geolocalizzazione annessa. Esiste perfino un social network per i food truck – www.foodtrucksin.com/truck-search – attraverso il quale potete rintracciare i camion attraverso tutti gli Stati Uniti.

Oltre a “Rustica”, che potete trovare al Bernie’s Barckyard, come già detto, segnalo, nello stesso truck park, “Black Garlic” per i succulenti hamburger (occhio, food truck non è sinonimo di economicità, gli hamburger costano parecchio).

In centro a Houston è facile imbattersi in Bernie’s Burger Bus, vecchia scuola americana di patties rigorosamente prodotto solo da Black Angus, da provare; Frosted Betty per i suoi gelati fritti, assolutamente folle; The Rice Box per il pollo fritto, insomma, inutile recensire l’irrecensibile. E’ solo da provare.

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