Houston Chronicles #48

Quando un’immagine dice tutto a noi giornalisti resta poco da chiosare. E quando, con un solo clic, si ha la fortuna di fotografare, in Texas, in un Centro Commerciale di nome “Portofino”, il triplice innesto della basilica napoletana di San Francesco di Paola con la fiorentina Santa Maria Novella e Palazzo Ducale a Venezia, bisogna veramente inchinarsi al Dio del giornalismo e rendere merito per tanta grazia.

image (27) Il risultato lo potete vedere qui sopra, una Piazza San Marco sui generis che ben condensa, nella sua impossibilità, l’ideale dell’italianità secondo gli Americani: un insieme incontrollato di bellezza tutti frutti, in fondo in fondo anche un po’ texana. Ecco quindi che, nella logica del melting pot che tutto inghiotte – anche le sfumature delle diverse culture che vorrebbe difendere – è perfettamente regolare che tra i fregi di questa piccola Venezia texana costruita in quel di Shenandoah (15 miglia a nord di Houston) spunti anche una bandiera della Stella Solitaria.

image (28)A poca distanza il Leone di San Marco regge con la zampa un libro aperto sul nulla, affiancato da Santi irriconoscibili e araldiche riprodotte un po’ a caso.

Sotto il colonnato la situazione si arricchisce di divinità personalizzate a seconda del negozio. Per esempio, l’entrata di Pet. Co., nota catena per a cura degli animali, le statue hanno fattezze canine (quelle feline ve le risparmio).image (26)

Tra bar, negozi di hobbistica, supermercati, erboristerie e abbigliamento, svettano serene colonne e deità varie che però, di quando in quando svelano la loro vera identità. Basta una sola crepa, un buco, una danno banale nella facciata di questo mondo irreale per dimostrarne la fragilità. A sostenerlo non ci sono materiali nobili o resistenti, come marmo, granito, una pietra di qualche tipo, ma solo un’anima di polistirolo. Un bellissimo, ancorchè strampalato castello di plastica.

image (25)

E pensare…

E pensare che se al posto di un nome come “Piazza San Marco” avessero scelto di sfruttare il nome della località in cui è stato costruito – Shenandoah – avrebbero avuto solo l’imbarazzo della scelta tra leggende e storie antiche locali, senza bisogno di prendere in prestito suggestioni straniere.

E pensare che il nome Shenandoah, è uno dei più importanti nella storia dei nativi americani anche se il suo significato è tuttora incerto. Per le tribù Delaware e Catawba significherebbe “Bella Figlia delle Stelle”, per gli Iroquesi è invece una valle della Virginia, passaggio tra Est e Ovest per generazioni di tribù, e ancora, per altre fonti “figlia dei cieli” o “grande prateria”. E pensare che Shenandoah ha ispirato una delle canzoni folk più famose della storia della musica americana. E pensare che per i soliti motivi sconosciuti l’erba del vicino è sempre più verde.

2 thoughts on “Houston Chronicles #48

  1. Elena scrive:

    I nativi americani sono stati sterminati in quello che e’ stato uno dei piu’ feroci e sistematici genocidi della storia. Ci mancherebbe anche che adesso prendano leggende e storie di una cultura che hanno cancellato per farne decorazione di cattivo gusto per un centro commerciale.

  2. Giulia Salmaso scrive:

    Il punto era: se devono proprio pensare di omaggiare qualche Storia (attraverso un centro commerciale, amen, ma quella è la loro cultura) perchè non pensare in primis a quella autoctona?

Leave a Comment

Your email address will not be published. Required fields are marked *