Corri Forrest!

13 km!

Nella dicotomia tra esseri umani che corrono per mangiare o mangiano per correre io appartengo senza ombra di dubbio alla prima categoria. Il segreto che forse nessuno vi dice sulle corse organizzate qua e là tra sabato e domenica (e fedelmente riportate sul Calendario del Podista) è che sono costellate di cibo. Ho fatto conto che, nel corso della gara, riesco a inghiottire qualche banana, svariate tazze di tè, arance, limoni, biscotti, nutella e, quando sono fortunata – tipo domenica scorsa – anche un ottimo panino con la mortadella. I cagnolini felici che mi trotterellano a fianco, accompagnando la mia falcata, però valgono di più.

Runlover

Ho già detto che corro, no? Ovviamente corro assolutamente a caso. Un po’ qua e un po’ là. E altrettanto ovviamente nessuno delle persone che mi conosce, soprattutto gli amici più longevi, quelli che mi hanno visto affezionarmi come ad un figlio al barattolo da 5 kg di nutella regalatomi per la laurea, non credono affatto che io corra davvero. Giuro che lo faccio. Ne sono praticamente dipendente.

L’unica costante è correre, correre sempre quasi ogni giorno per evitare l’isteria. E fin che funziona – e funziona di brutto! – io corro. Per lo meno questo era quello che pensavo fino ad un mesetto fa. Poi qualche dolorino alle ginocchia, e soprattutto una smodata voglia di far vedere a tutti che corro, mi ha fatto ricalibrare gli obiettivi sportivi che non ho mai posseduto. Cioè: era meglio darsi un obiettivo. E perseguirlo con criterio.

Adesso ho una piccola tabella settimanale e una missione: trovare corse campestri nei dintorni ogni fine settimana e sfogarmi. Al momento ho all’attivo due corse: 10 k e 14 k. Ah! e ho nuovi punti di riferimenti, come il portale Runlover e, udite udite, il calendario del podista (che non è un nome finto).

Mio marito mi ha regalato un paio di scarpe da running. Mi fa sorridere se penso che era l’ultimo paio di scarpe che avrei mai pensato di farmi regalare da un uomo. Forse aspettavo proprio questo paio di scarpe, quelle giuste, per conquistare il mondo.

Ho provato a correre

Io e il movimento abbiamo divorziato tanti anni fa. Le prime avvisaglie di un matrimonio sbagliato sono arrivate quando avevo poco più di 5 anni e mia madre aveva deciso di farmi fare ginnastica artistica. Non dimenticherò mai l’odore da pavimento e corpi umani, di plastica sporca e sudore, che da quel momento in poi, per me ha simboleggiato l’idea di muoversi. Ne ho sentito la presenza anche quando, due anni più tardi, sono stata iscritta a forza ad un corso di tennis. In quel caso mi ha salvato l’allenatore . “Se la tenga a casa, Signora. E’ meglio per tutti”. Era una presenza costante e polverosa durante le (poche, pochissime in verità) domeniche da baby-panchinara al minibasket. Poi basta, abbiamo firmato un divorzio consensuale. Inutile accanirsi. Gli ho preferito musica, studio, divertimento, cibo, sonno, lavoro. Qualsiasi altra cosa.

In qualche caso è capitato di riconciliarci, sempre a settembre o gennaio, che sono i due capodanni dell’anno. Giusto per riprovarci. Ma ancora c’era quell’odore di fatica stantia, noia e sacrificio che ci allontanava inesorabilmente.

Poi è capitato. E’ successo improvvisamente. Avevo una rabbia dentro inesauribile. Una voglia di urlare che, dopo aver urlato, non si spegneva. Un’ansia che non spariva a parole. Una frenesia negativa che si spandeva nelle vene e lì restava. Non evaporava. Non spariva. Ho provato a correre. Non quelle fughe da disperati, no. Ho provato a correre piano, costante, a lasciare che il ritmo dei passi, blando, staccasse da solo quelle croste di dolore che erano lì appese all’anima, senza soluzione. Ho provato a correre e incredibilmente piedi, ginocchia, gambe e fiato hanno corso con me. Per la strada, sugli argini, o in mezzo al traffico. Non c’era l’odiato odore del movimento, di quel matrimonio fallito tanto tempo addietro. C’ero solo io.

Giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, ho continuato a correre. Non si tratta di un matrimonio riparatore ma di un rapporto diverso. Non corro per stare in forma. Corro per dimenticare. Corro per raggiungere il ground zero dei miei pensieri. Corro perchè raggiungo un vuoto apparente. Corro per terapia. Corro perchè sentire il proprio corpo che vive è una lezione quotidiana di speranza.