50 shades of taste

64-shades-of-grey--1--has-small-black-ron-brown Mi ero consapevolmente persa, tre anni fa, il (dis)piacere di leggere la Trilogia porcella di 50 shades of…. Quell’estate, la visione di un intero stabilimento balneare romagnolo in ostaggio di sbavanti mono-lettrici seriali mi aveva inibito l’acquisto dei tomi peccaminosi. Ho recuperato questo fine settimana e ora so. Quello. Che. Ho. Perso.  (ok, questa è una citazione coltissima che solo le vere sottomesse potranno cogliere).

Non ho perso proprio nulla, che sia chiaro. Tranne il mio week-end, ma tanto fuori pioveva. Non serve il mio parere a confermare che eravamo (e siamo) di fronte ad un’operazione ben congegnata di marketing editoriale per tre libri dimenticabili, scritti male, debolmente peccaminosi per non dire perbenisti.

Detto questo, credo che il fenomeno di “Cinquanta sfumature di grigio/nero/rosso” non meriti la crociata di civiltà che sta ricevendo. La scientificità con cui tante donne (femministe, intellettuali, chiamatele come volete) si stanno accanendo contro questi libretti è sospetta e anche un po’ snob, permettetemelo.  Lo scrivo perchè di “Cinquanta sfumature di grigio” è pieno il mercato editoriale. Ne è pieno in modo seriale da oltre 100 anni. Non a caso esiste una fetta dell’editoria che si chiama “narrativa femminile”, comprata da milioni di donne ogni giorno senza che tante fanatiche redstockers muoiano fulminate per questo. Quindi, o si tratta di una crociata contro la letteratura rosa/femminile o per piacere abbassiamo gli scudi e freniamo l’indignazione. In Italia ogni anno la Mondadori sforna oltre 600 Harmony – il simbolo dei romanzi rosa – con una media di oltre 50 al mese. Per usare ancora un po’ di matematica: 2 al giorno.

Il plot è collaudato, sempre uguale a se stesso in ogni libro e, guarda caso, è lo stesso canovaccio di “50 shades… “: lei quasi sempre una bellissima verginella (inesperta ma con carattere!), lui uno stallone miliardario bellissimo e arrogante. Si incontrano, si sfidano, si scopano e poi si amano. E vissero tutti felici e contenti. Se assomiglia vagamente alla nostra vituperata trilogia è perchè… è sempre lei. Questi libri sono costruiti così da sempre. L’unica differenza è il numero delle pagine, il nome dei protagonisti e, ogni tanto, l’età. Le scene di sesso sono descritte sempre nello stesso modo (e si fanno sempre le stesse cose, fidatevi), vengono usati gli stessi aggettivi e le stesse metafore. Non c’è sesso in più: ci sono pagine in più. Identiche sono le caratterizzazioni psicologiche dei personaggi (ok, questa era hard, lo ammetto), i loro dubbi, le loro speranze. Si vestono perfino sempre allo stesso modo. E’ lo stesso romanzo che viene riscritto da 100 anni. Che però, evidentemente, a qualcuno piace, rilassa, gratifica.

greyscale-259x300E voi vi lamentate solo ora? State ancora lì a strapparvi il reggiseno per i coniugi Grey? Che poi alla fine si sposano, hanno dei figli e ogni tanto si sculacciano ancora: proprio dei gran porconi, non c’è che dire. Cambiate battaglia, suvvia. Mi sembrate quelli che 15 anni fa si bruciavano le vesti contro Harry Potter, colpevole di rincoglionire i bambini a colpi di grifoni e hocus pocus, salvo poi benedire la serie letteraria del maghetto perchè meritevole, 15 anni dopo, di aver portato sulla strada della lettura sterminate fasce di bambini.

Io, nella mia vita, ho letto di tutto, dalla Gazzetta dello Sport al Mein Kampf, dalle istruzioni del condizionatore alla serie Urania, da Dostojevsky a Fabio Volo, da Oriana Fallaci a Murakami, da Novella 2000 all’Internazionale, Catullo come Pamuk, Stieg Larsson e Calvino, inchieste, romanzi, poesie, manuali, ecc. E nel mucchio ci sono anche gli Harmony, ovvero i “50 shades” diviso 50. Lettura episodica, con limiti macroscopici, ma di cui non mi vergogno affatto, anzi, almeno ha fornito elementi per giudicare e classificare ulteriori fenomeni letterari.

Com’è che era… “ogni volta che Fabio Volo scrive, da qualche parte un libro si suicida”? Vogliamo dire lo stesso di E.L James? No poverina, è già cozza di suo, l’avete vista? Piuttosto stringiamo caldamente la mano ai suoi editor.

E, a meno che non siate la reincarnazione di Virginia Woolf,  lasciate scrivere (gli uni) e lasciate leggere (gli altri)! Chi siamo noi per giudicare cosa debba piacere o meno? Atomi di conoscenza arrivano anche attraverso queste letture. Altri generi di letture, nel caso, ci ri-educheranno ad etichettarle e circoscriverle ad una frivola esperienza letteraria. L’importante è evitare che queste sfumature restino le uniche del nostro panorama letterario, questo sì. Per il resto, lasciamo che ognuna di noi, leggendo, viva le sue “50 shades of taste“, le sue innumerevoli sfumature di gusto personale. Tutto serve, nella vita, anche per costruire questo famoso “buon gusto” letterario di cui oggi ci si riempie la bocca.

In fin dei conti mio marito si rilassa di fronte ad una cosa del tutto incomprensibile che si chiama Champions’ League. Che non è un libro, ma se non è questione di gusti quello…

One thought on “50 shades of taste

  1. Cristiana scrive:

    Parole sante!

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